Queste parole sono solo il frutto di una riflessione personale sulla situazione politica che sta vivendo la città di Pozzuoli. È ormai nota a tutti la posizione dell'associazione “Noi Re(si)stiamo Qui”, quella di arricchire e non pregiudicare la coalizione di centrosinistra, di non imbarcare Udc e personaggi che hanno sostenuto la maggioranza di Magliulo. Posizione che, ovviamente, rispecchia pienamente tutti i membri dell'associazione.Per creare una coalizione c' bisogno di un programma e l'unico, o quasi, vincolo che permette “l'apparentamento” è appunto quello di una veduta complessiva su questioni che riguardano la città. Il problema, però, diventa pratico, ma per capirlo bisogna fare qualche passo indietro con la storia di Pozzuoli.
I partiti, le coalizioni, le idee camminano sulle gambe di uomini in carne ed ossa, uomini che hanno i loro pregi e i loro difetti. Mi perdoneranno i soggetti per averli citati, ma per dare un senso pratico dovrò per forza fare nomi e cognomi. Parlerò prima del dato di fatto e poi delle indiscrezioni. Uno è il dato reale, appurato e confermato: il centrosinistra ha chiesto un incontro, al fine di allargare la coalizione, all'Udc. Senza nessun veto ideologico nei confronti di un partito moderato (che va ricercato, nella misura in cui ci siano le condizioni per farlo) è bene chiarire di cosa e di chi, soprattutto stiamo parlando. Nel 2001 un noto esponente dell'Udc, Ernesto Simeoli, era in maggioranza con l'amministrazione Figliolia, nel 2008 l'Udc fa una scelta chiara, precisa: appoggiare la coalizione di centrodestra e l'esperienza breve di Pasquale Giacobbe. Due gli esponenti in consiglio comunale, Marrandino e Simeoli, di cui solo il primo sempre fedele al centrodestra. Con lo caduta dell'amministrazione Giacobbe (sfiduciata da altri consiglieri di maggioranza) pareva quasi che fosse impossibile che il centrodestra si ricompattasse. Eppure, dopo qualche mese, l'armata brancaleone si è presentata compatta alle amministrative del 2011. Coalizione che, è bene ricordarlo, presentò solo dopo il programma elettorale.
È agevole pensare, quindi, che il vincolo del “programma” non sia stato il collante principale della cordata che ha appoggiato Agostino Magliulo. Dopo sei mesi Magliulo va a casa, ma non per la sfiducia dell'Udc, e lo stesso partito al quale il centrosinistra ha chiesto l'incontro fa un manifesto quasi di solidarietà all'amministrazione Magliulo, etichettando come “traditori” quelli che lo hanno sfiduciato. Adesso mi chiedo quale sia la base del confronto con l'Udc, escludendo la logica tatticistica (con l'Udc è più facile vincere). Come si fa in qualche settimana a cambiare idea così drasticamente? Non stiamo parlando di persone che, più o meno, sono state vicine al centrosinistra, hanno votato qualche atto comune, hanno condiviso una linea politica o un'idea di città. No. Stiamo parlando di chi, oggi, se Magliulo fosse ancora sindaco, sarebbe stato ben lieto di continuare quella devastante esperienza amministrativa. Cosa hanno avuto in comune l'Udc cittadino e il centrosinistra locale?
Adesso passiamo alle indiscrezioni. Le transufghe sono in atto e qualcuno in città, già parla di voler passare con il centrosinistra. Stando a quanto dice il chiacchiericcio dei corridoi l'ex consigliere comunale Paolo Tozzi, in maggioranza sia con Giacobbe che con Magliulo (prima Pdl, poi Pozzuoli Futura e adesso non si sa cosa) sarebbe intenzionato a passare col centrosinistra. Non si capisce questo consigliere dal 2008 ad oggi cosa ha condiviso con il centrosinistra. La stessa persona, però, stando sempre a voci che “pensano male”, sarebbe anche in “trattativa” con un non ben identificato centrodestra per fare il sindaco e, per non finire, la stessa persona, secondo indiscrezioni, avrebbe chiesto la candidatura, alle provinciali del 2008, a Sinistra e Libertà, rapportandosi con l'ex presidente della Provincia Dino Di Palma (sinistra). Adesso dando voce alle “supposizioni”, vien da chiedersi qual è la base politica per la quale il Tozzi sarebbe un “ben accetto” nella coalizione di centrosinistra. Altra transfuga, data quasi per certo dai ben informati, sarebbe quella di Domenico Pennacchio, che sta valutando attentamente il passaggio con l'Udc, anche lui “fedelissimo” di Agostino Magliulo, tra i primi sostenitori dell'amministrazione.
Questo è l'errore madornale del centrosinistra: ricercare consenso dall'altra parte. È un consenso sicuro, sono voti in più, che però prescindono dal programma (che ad oggi non c'è ancora) e dalla persona. Vorrei trovare qualcuno che mi dia una motivazione politica a queste scelte, sarò ben lieto di dibattere in modo costruttivo. Però non ci diciamo che sono loro che vengono da noi, perché, fino a prova contraria, è ancora l'Udc che sta “valutando” se far parte del centrosinistra o meno. Chi mastica politica da più tempo di me sa bene che il programma elettorale non conta niente se la persona che lo rappresenta non è garanzia. Sa bene anche che il programma non è garanzia di nulla se prima le persone non lo sono. Però è vero i numeri contano, perché senza numeri non si va da nessuna parte. La via intermedia, a mio avviso, è quella di ricercare consenso tra chi ha condiviso qualcosa in questi mesi con il centrosinistra, partendo dalla battaglia principale: quella contro i poteri forti che vogliono mettere le mani sulla città. Chi ha acconsentito che il consiglio comunale tagliasse i fondi agli scuolabus per disabili, ai lavoratori della mensa in favore di consulenze esterne, chi ha acconsentito che l'ing. Magliulo, poco prima delle elezioni approvasse il PUA per strizzare l'occhio alla Waterfront Spa, chi ha acconsentito alla pagliacciata della Festa dell'architettura, che tutt'era tranne che partecipata, dev'essere individuato come un nemico del “Bene Comune”.
Il consenso va ricercato e come, il compromesso con le forze “moderate” sane della città, va fatto. Ma con due prerogative: coerenza e credibilità politica, senza queste due non si va da nessuna parte. Si può cambiare idea, certo, ma se non hai credibilità il “cambio di idea” è solo un cambio di casacca, magari quella casacca con la “squadra più forte”. Pozzuoli ha bisogno di un governo credibile, che riesca a mettere in atto tutti quei cambiamenti dei quali questa città ha bisogno. Il fallimento del centrodestra non è il fallimento di qualcuno, ma è il fallimento di tutta la classe dirigente che ha appoggiato Magliulo, classe dirigente che noi, centrosinistra di questa città, abbiamo l'obbligo morale di mandare a casa.
Il 2011 abbiamo vinto, tra la gente...abbiamo vinto “per ogni libero voto”, come recitava il manifesto del nostro candidato sindaco. Saranno anche poche le forze sane di questa città, saranno anche “pochi” gli elettori sani di questa città (fermo restando una grande percentuale di astenuti) ma è a loro che noi dobbiamo rivolgerci, è a loro che il centrosinistra deve dare spiegazioni, perché le motivazioni di una tale scelta devono essere date da entrambe le parti, da chi cambia scena e da chi accetta e decide di imbarcare chi fino a ieri era stato dall'altra parte della barricata. Dobbiamo ricercare il consenso tra i commercianti, la cui voce è stata portata in consiglio solo dall'opposizione, dalle forze sociali e produttive della città, dalle associazioni che già ieri erano contro Magliulo e che oggi sono disposte a dialogare con il centrosinistra. Una coalizione credibile non può prescindere da uomini credibili.
Non bisogna ripartire, ma bisogna proseguire sulla scia del 2011, sulla voglia, l'entusiasmo, l'onestà, la coerenza che ha caratterizzato la battaglia per il Bene Comune. Qualsiasi responsabilità va assunta in visione dei prossimi anni. Chi si assume la responsabilità di accettare chi qualche settimana prima era dall'altra parte sappia che sta tramandando alle nuove generazioni un precedente catastrofico: quello che pur di vincere posso allearmi anche con il mio “nemico”. Oggi e sempre in difesa di quel Bene Comune, per arricchirlo e mai pregiudicarne la credibilità.








